CRISTIANO VACCARO

Didattica

L’attore deve potersi confrontare con il maggior numero possibile di testi (teatrali in senso classico, performativi, televisivi o cinematografici). Non e’ un’impresa facile. Le qualità richieste nelle varie condizioni sceniche sono molto diverse. Soltanto per fare alcuni esempi, la cinepresa esalta micro-reazioni quasi del tutto inefficaci in teatro; il palco pretende sollecitazioni psico-fisiche (e vocali) spesso inadatte ai video; l’improvvisazione performativa è sostenuta da dinamiche del tutto proprie. Esistono poi “stili” elaborati in rapporto ai singoli autori. Sofocle e Shakespeare, Cechov o Brecht suggeriscono tecniche interpretative molto dissimili. O ancora, e più semplicemente, il “comico” richiede doti diverse rispetto al “drammatico”.

Queste possibilità espressive (ne ho citate qui solo alcune) hanno una radice comune: il corpo dell’attore. L’attore è “strumento fisico” della propria arte (declinabile in “tecniche” e “metodi”) e deve sapersi utilizzare in quanto tale, scegliendo uno o più “forme” che “sente” adatte a sé, ampliandole per quanto possibile e approfondendole sempre più. E’ il corpo d’attore che da sostanza e coerenza a qualsiasi possibilità scenica.

Da qui inizia la mia proposta didattica, dalla fondamentale esplorazione che ogni interprete ha l’obbligo di intraprendere (vocalmente, fisicamente ed emotivamente) rispetto al proprio “corpo scenico”, cioè sottoposto allo sguardo dell’”altro”, sia esso spettatore teatrale o cinematografico. La conquista di questo “corpo in attenzione” (straordinariamente efficace e duttile quando applicato all’analisi del testo, alla costruzione del personaggio, all’improvvisazione, nell’incontro con il pubblico) è l’obiettivo principale del mio lavoro d’insegnante.

Il metodo

Nel percorso di avvicinamento alla messa in scena (teatrale, performativa, cinematografica) propongo lo studio di tre partiture fondamentali.

– Partitura vocale.

La fonazione è intesa come strumento di lavoro e d’espressione. In questa fase si forma l’indispensabile bagaglio tecnico-vocale dell’attore. Nel corso dello studio sono esaminate: la respirazione diaframmatica, l’emissione vocale, le principali formanti e relative risonanze, i meccanismi fisici riguardanti tono, ritmo e volume, l’articolazione delle vocali e delle consonanti, la dizione, le frasi cosiddette “lineari” e “colloquiali”, la produzione dei sottotesti legati allo stato emotivo dell’attore e del personaggio. Ogni passaggio viene esaminato alla luce delle dinamiche sia teatrali che cinematografiche, utilizzando testi classici o di autori universalmente riconosciuti (ad esempio Shakespeare, Goldoni, Cechov, Brecht). Gli allievi imparano a “manovrare” il copione considerando le richieste solitamente formulate dalle compagnie teatrali durante le prime letture “a tavolino”, ponendo tra l’altro particolare attenzione alla scelta e all’esecuzione dei brani da presentare ai provini. Da questo lavoro di ricerca verranno consolidate le sequenze di training che permetteranno agli attori di restare “in voce” e di esplorare e accrescere la propria capacità fonatoria e interpretativa.

– Partitura fisica.

E’ il momento del lavoro muscolare riguardante le possibilità fisiche del corpo d’attore in rapporto allo spazio scenico: controllo del baricentro e del tono muscolare, utilizzo dell’escursione articolare e della respirazione, ampliamento del raggio fisico d’attenzione, utilizzazione espressiva dell’oggetto scenico, presenza ed aggressività scenica, comunicazione “orizzontale” (tra attori) e “verticale” (con lo spettatore).

Tramite tecniche di rilassamento, improvvisazione e training guidati l’interprete forma una “grammatica del corpo” che lo porterà all’elaborazione e all’approfondimento degli schemi fisici richiesti dai compiti interpretativi (distinguendo naturalmente tra teatrali, performativi o cinematografici) legati al personaggio.

– Partitura emotiva

Una volta acquisite le minime capacità tecniche necessarie, l’attore affronterà finalmente il cuore di ogni “sistema” o “metodo” scenico, cioè la partitura emotiva.

Possono essere distinti due tipi di partiture. La prima riguarda generalmente il corpo emotivo del personaggio (i suoi ricordi, i pensieri, le sensazioni derivanti dall’immediatezza dell’azione drammaturgica, le aspettative riguardo al futuro, etc.) ed e’ fondamentale nell’analisi delle azioni fisiche richieste dal testo.

La seconda partitura è propria del corpo emotivo dell’attore (la sua vita reale da porre al servizio del testo). Dalla fusione delle due dinamiche (del personaggio e dell’attore) nasce quella che viene solitamente definita “interpretazione organica”, una forma di presenza scenica autonoma, creata a partire dall’interprete e diretta emotivamente dalle esigenze del testo.

Al livello di formazione più avanzato gli allievi sperimenteranno stili, testi e autori teatrali di diversa natura: la tragedia greca, la commedia latina, la commedia dell’arte, l’improvvisazione, il clown, la maschera neutra, il teatro elisabettiano e il classico francese, Cechov, Brecht, Pinter, il teatro dell’assurdo, l’improvvisazione performativa, per approdare finalmente alle tecniche più adatte alla ripresa cinematografica.

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